Cenni Storici Importanti
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Portale della Luna (particolare) - Lato destro: l'Arcangelo Gabriele e Zaccaria (al centro). Sopra: Circoncisione di San Giovanni Battista. sotto: Daniele nella fossa dei leoni. |
STORIA E ARTE
A cura di p. ILARIO ANITORI
Foto : Roberto De Simone
LE ORIGINI
Sull'area dell'attuale Basilica e monastero di S. Giovanni sorgeva anticamente un tempio dedicato a Venere Conciliatrice. Da ciò il nome di «San Giovanni in Venere». Il tempio era ottagonale, assai vasto, con ampio portico a sei colonne e con una solenne gradinata. I popoli frentani ne andavano orgogliosi, e vi si recavano per ottenere dalla dea la conservazione o il ritorno della pace nelle loro famiglie. Vi si recavano specialmente i giovani nella imminenza delle loro nozze.
IL MONACO MARTINO
Nel sesto secolo, tra il 529 e il 543, vivente San Benedetto, vennero da Montecassino alcuni discepoli del Santo, guidati dal monaco Martino, del quale però non si conosce altro che il nome. Probabilmente Martino non era un monaco cassinese, ma uno di quei monaci che vivevano sulle montagne della Maiella e in altre località appenniniche, e che si era interessato perchè sull'area del monumento pagano sorgesse un monastero benedettino.
Fu abbattuta la statua di Venere e il tempio che doveva essere assai fatiscente, e sul luogo medesimo fu edificata una prima chiesa cristiana di proporzioni limitate, e una modesta abitazione per i monaci. Ci sono ignote le vicende precise dei primi quattro secoli del minuscolo monastero che, prima alla dipendenza di Montecassino, poi di Farfa, si rese indipendente nel 1004.
I CONTI TRASMONDO I e II
Il Conte Trasmondo I, di origine longobarda, donò a S. Giovanni molte terre e castelli e metà delle rendite del sottostante porto di Venere. Si era nei terrori del mille. La persuasione dell'imminenza del giudizio finale induceva molti a far donazioni ai monasteri e a edificare chiese per ottenere il perdono dei propri peccati. Trasmondo II, figlio del precedente, fece donazioni anche più vistose e ampliò la prima chiesa. L'Abate Oderisio I, potè allora ampliare anche il monastero, costruendo una scuola per i monaci e un'altra per gli estranei; fondò una biblioteca, e costruì locali per l'insegnamento di arti e mestieri.
ODERISIO II IL GRANDE
Ma chi legò maggiormente il suo nome al monastero di San Giovanni in Venere fu l'Abate Oderisio II. Vi fu Abate per 49 anni e Cardinale.
Egli ideò e fece costruire la grande Basilica attuale (me tri 50x20) iniziata nel 1165. Fece, inoltre, ornare di affreschi e sculture sia la Basilica che la cripta. |

Interno dell'Abbazia dopo i restauri del 1952 |
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LA CRIPTA
Dal piano della Basilica si scende, per due ampie scale, nella cripta. La cripta, nella sua forma attuale, deve considerarsi opera del XII secolo e perciò va ascritta al medesimo periodo della Basilica. Contrariamente a quanto si è creduto fino a poco tempo fa, le poche pitture delle calotte delle absidi prob- abilmente non sono di Luca da Pollutri, pittore ignoto per altri lavori nel campo della storia dell'arte. Le colonne della cripta sono dell'antico tempio di Venere. Il mo numentino che è nel lato sinistro, è la tomba di Trasmond o II, conte di Chieti.
Monumento funebre di Trasmondo II, conte di Chieti, morto il 3 Giugno 1020. Con le sue elargizioni si acquistò tante benemerenze che dai monaci fu chia mato «fondatore del monastero». |
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LA BASILICA - LO STILE
Tutto il complesso monumentale presenta elementi ro- manici e gotici fusi in mirabile armonia, ma la Basilica è eminentemente gotica nell'interno, caratterizzata dal senso ascensionale della massa architettonica. È il gotico della prima epoca, nella forma originaria cistercense e che non si rivela in altre architetture regionali del medesimo periodo. È lo stile che dominò nella fine del secolo XII .
Da notare che gli archi lungo le navate della Basilica sono a tutto sesto quelli di destra; acuti o gotici quelli di sinistra.
In origine il soffitto della Basilica era tutto a crociera come è anche oggi la parte che sovrasta il presbiterio.
In seguito, compiuti altri restauri, fu adattata la capriata. Nel 1952 fu tolto l'intonaco che ricopriva i pilastri e rinnovato il pavimento. Inoltre, dal culmine della facciata furono fatti scomparire i merli e una croce in pietra, che vi erano stati posti in tempi molto vicini a noi.
Dalla fiancata destra della Basilica furono tolti alcuni speroni non stimati più necessari, essendo stato adottato un altro metodo per la stabilità dei muri.
Nei primi secoli, lungo il perimetro interno della Basilica, vi erano molti sarcofaghi, e la Basilica stessa era ornata splendidamente di pitture e sculture.
Ma in seguito a terremoti, a vari ritocchi non sempre felici e all'abbandono a cui la Basilica è andata soggetta, sono scomparse tante bellezze artistiche. Ma non è scomparsa l'imponente maestosità delle linee che for ma l'ammirazione di tutti, specialmente dei cultori dell'arte. |
LA FACCIATA
In origine la facciata era tutta in pietra. In seguito a ripetuti terremoti fu ricostruita a mattoni la parte super iore che maggiormente ne aveva sofferto. |

Portale della Luna (particolare) - Lato sinistro: San Giovanni Battista. interrogato dai giudei. al centro: la visita di Maria a Santa Elisabetta. In basso: altra scena di Daniele nella fossa dei leoni. |
IL PORTALE DELLA LUNA E I SUOI PARTICOLARI
Il portale principale fu fatto fare dall'Abate Rainaldo tra il 1225 e il 1230. Risente, nello stile, della scuola che iella prima metà del secolo XIII, per iniziativa di Federico II, fiorì in Puglia, dando luogo a un'arte che dal Bertaux, nel l'Artdans l'Italieméridionale, fu denominata «arte imperiale». Il fogliame dei capitelli ha squisitezze classiche che richiamano, se non superano addirittura, esemplari tipici del genere dell'arte del rinascimento.
AI centro della luna, seduto, è il Redentore, tra la Vergiine e San Giovanni Battista. Più in basso, in una nicchietta, vi è il busto mutilato di S. Benedetto. In piedi, sul lato lestro, la parte inferiore della statuetta dell'Abate Rainaldo che aveva fatto fare il Portale: sul lato sinistro, come è indicato dal nome che ancora vi si legge, vi era la statuetta di San Romano che a Subiaco ospitò S. Bendetto.
Lato destro, in alto: la scena della circoncisione del Battista. Più sotto, l'Angelo predice a Zaccaria la nascita del precursore al quale dovrà porre il nome «Giovanni». In basso, Daniele nella fossa dei leoni.
Lato sinistro, in alto: i messi degli ebrei chiedono a Giovanni chi sia, ed egli risponde di essere una voce che grida nel deserto: «Vox clamantis...».
più sotto, la visita di Maria a Santa Elisabetta. In basso, nuovamente Daniele nella fossa dei leoni, o mostri alati. |
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SARCOFAGO ROMANO
Sotto la massiccia, ma elegante torre semidistrutta, a de stra di chi dal portale sinistro della Basilica scende nel chio stro, c'è un sarcofago riferibile ai bassi tempi romani. Rin venuto a pezzi in un terreno nei pressi della stazione di Fossacesia, fu trasportato a San Giovanni e ricostruito dalla Soprintenden za ai Monumenti che ha completato con materiale cementizio la parte mancante.
Sarcofago Romano di tipo ravennate |
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| Abside destra della cripta: Cristo Re in trono. Alla sua sinistra i santi Pietro e Paolo; alla sua destra san Giovanni Evangelista e san Giovanni Battista. - Sec. XII. |
LE ABSIDI : La visione della zona absidale è una delle visioni più belle del complesso monumentale di San Giovanni. L'abside centrale e quella di destra dello spettatore presentano archi a tutto sesto. Quella di sinistra, invece, ha archi leggermente acuti, in opposizione agli archi dell'interno della Basilica. Motivo di fastosa leggiadria è costituito da una fascia che è all'altezza del piano del presbiterio della chiesa superiore, con motivi geometrici vari, formati da pietre di colori diversi. |
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IL CHIOSTRO: Corre per tre lati, seguendo il perimetro del vecchio monastero, di cui era splendido ornamento. le trifore che si ripetono senza monotonia, arieggiano lo stile della Basilica. Il chiostro fu costruito da Oderisio il durante il grande sviluppo del monastero, ma è stato ricostruito più volte, sebbene nelle stesse linee; l'ultima dal 1934 in poi. Delle antiche colonnine ne restano solo otto, ammirabili specialmente per la varietà dei motivi decorativi dei loro capitelli. Le altre sono moderne, senza ornati, quasi fatte in serie, cosa voluta dalla Soprintendenza ai Monumenti per fare risaltare meglio la parte antica da quella moderna.
veduta parziale del chiostro. - Sec XII. |
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Veduta d'insieme della cripta. - Sec. XII.
LAPIDE STORICA
Sopra il portale di sinistra, nell'interno della Basilica, vi è una lapide che ricorda la grande opera di Oderisio li. Vi si legge, nella traduzione italiana:
L'anno dell'incarnazione del Signore 1165 indizione XIII nel mese di aprile io Oderisio per grazia di Dio Abate di San Giovanni in Venere e Cardinale Suddiacono di Santa Romana Chiesa incominciai con la grazia di Dio a costruire questa Basilica di San Giovanni in Venere.
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RESTI DEL TEMPIO PAGANO
Lungo il lato destro di chi dalla Basilica entra nel chiostro, si trovano pezzi di colonne e motivi decorativi appartenenti al tempio di Venere.
MONUMENTO A ODERISIO Il
Sul lato sinistro della facciata si scorgono i resti del monumento funebre del grande Oderisio li, ideatore e costruttore della Basilica. Su due lastre di marmo, quasi pagine di un libro marmoreo, si legge, nella traduzione italiana:
Questa tomba racchiude il grande Oderisio oriundo di Collepetrano che si distinse per santità oltre che per i natali. Abate Cardinale governò per 49 anni e mori nel 1204. |

Facciata dell'abbazia: monumento funebre di Oderisio II.
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| Interno dell'abbazia: i pilastri della navata centrale |
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CRIPTA ANTISTANTE LA BASILICA
Dal piano della facciata della Basilica si scende sul lato sinistro dove si trova una minuscola cripta, scoperta verso il 1900. Archi e colonne hanno lo scopo di sorreggere il sagrato pensile della Basilica stessa.
PORTALE DI SINISTRA
Dà l'aspetto di un gentile ricamo. Il centro della luna presenta forme geometriche leggiadrissime. Le fiancate laterali, con rilievi di trecce, provengono da un recinto presbiteriale distrutto, indubbiamente del secolo X, cioè del periodo delle donazioni di Trasmondo I. Il portale è opera di un tale mastro Alessandro che lo eseguì nel 1204, come si legge alla base dello stesso portale, l'anno della morte di Oderisio II.
PORTALE DI DESTRA
Si scorge la Vergine mutilata che sorregge il Bambino. Alla sua destra è l'Arcangelo Gabriele. Il portale è probabilmente del secolo XIII come quello di sinistra. |
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FAMIGLIA RELIGIOSE A SAN GIOVANNI
I MONACI BENEDETTINI
I Benedettini, che fondarono il monastero nel secolo VI, lo resero celebre con la santità della vita e con la loro dottrina, oltre che con lo splendore dell'arte, che fu «la loro arte». Dalla famiglia benedettina di San Giovanni uscirono uomini eminenti. Il monaco tedesco Federico, già Cancelliere del Papa San Leone IX. Si fece monaco a Montecassino. Poi si ritirò nel monastero benedettino delle Isole Diomedee, o Tremiti, dal quale passò a San Giovanni in Venere. In seguito fu nominato Abate di Montecassino e Cardinale. Morto poi il Papa Vittore li, fu eletto Pontefice nel 1057 col nome di Stefano IX.
Oderisio I, Abate e Cardinale, diede il primo grande im pulso alla vita del monastero, e nel 1061 lo fortificò con torri, mura e fossati contro le invasioni barbariche. Nel 1076 iniziò la costruzione di Rocca San Giovanni come luogo di rifugio e di difesa dei monaci e dei coloni dell'Abbazia contro le facili e frequenti incursioni dei pirati e di ingordi potenti, attratti dal vistoso patrimonio del mo nastero. Il grande Abate Desiderio di Montecassino fu per qualche tempo a San Giovanni in Venere. Divenuto poi Cardinale, nel 1086 fu eletto Papa col nome di Vittore III.
Pietro da Morrone, poi Papa Celestino V, fece a San Gio vanni in Venere la prima professione religiosa in qualità di oblato dell'Ordine, come risulta dal codice marciano. Molti altri monaci di San Giovanni, eminenti per santità e scienza, furono elevati alla dignità vescovile e non po chi decorati dell'aureola dei santi. Il Santo Monaco Berar do, poi Vescovo di Teramo, che viveva a San Giovanni quando fu elevato alla dignità episcopale nel 1115.
Oderisio II detto il Grande, Abate per 49 anni e Cardinale, che fu l'ideatore della grande Basilica che esiste tuttora e al quale si deve quasi tutta la grandezza di San Giovanni. Il Beato Filippo da Lanciano, vissuto nel secolo XIII. |
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I MONACI CISTERCENSI
I monaci di S. Giovanni in Venere accettarono ben presto la riforma benedettina di Cistercio (Francia) che si diffuse specialmente per opera di San Bernardo, ed entrarono così a far parte dell'Ordine Cistercense.
I PADRI FILIPPINI
Per vicende interne ed esterne, i Cistercensi partirono definitivamente nel secolo XVI. Sisto V diede allora l'Abbazia in commenda perpetua a San Filippo Neri che l'accettò per il suo nascente Oratorio di Santa Maria in Vallicella di Roma. Abitualmente, però, i Filippini non sono stati a San Giovanni, ma vi hanno tenuto un loro Vicario, quasi sempre un Sacerdote del luogo, mentre essi ebbero fino al 1958 una casa a Lanciano dalla quale esercitavano l'alta sorveglianza su San Giovanni. Solo saltuariamente vi ha dimorato qualche loro Padre.
I PADRI GESUITI
Come vicari dei Padri Filippini, troviamo che i Padri Gesuiti di Atri nel 1610 presero la direzione di San Giovanni in Venere. Fu, però, come una comparsa, relativamente rapida, perrché difficoltà di vario genere li indussero a rimettere in mano ai Filippini ogni cura dell'Abbazia e a ripartire nel 1617. |

Particolare della cripta antistante l'abbazia. Colonne ed archi sorreggono il sagrato pensile della Basilica. |
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I PADRI PASSIONISTI
Dopo i ripetuti inviti di Sua Eccellenza Monsignor Giu seppe Venturi, Arcivescovo di Chieti, che non ebbe la gioia di vedere esauditi i suoi desideri, il suo immediato successore Monsignor Giovanni Battista Bosio rinnovò l'invito ai Padri Passionisti affinchè stabilissero una loro comunità in San Giovanni in Venere. Superate non poche difficoltà, e dopo formale ed esplicita rinunzia da parte dei Filippini di ogni diritto sull'Abbazia di S. Giovanni, finalmente accettarono, e il 15 novembre 1954 vi giungeva il primo Passionista, seguito il giorno dopo da altri due Confratelli.
Ricostruire l'antico monastero, ridare splendore di cul to all'antica e veneranda Basilica: questo è stato il movente principale della venuta dei Padri Passionisti, questo il loro desiderio ardente.
veduta d'insieme col campanile a vela restaurato e le absidi. |

Particolare del chiostro: una trifora . |

Interno del chiostro: lato nord-est. |
META PREFERITA
A San Giovanni in Venere volgono lo sguardo un pò tutti. I turisti lo trovano quanto mai adatto ai loro ideali: in alto, a picco sul mare, tra verde, fiori e profumi di menta. I giovani sposi lo scelgono come il luogo più adatto per celebrare il loro matrimonio , e vengono da paesi e città vicini e lontani: ampia la Basilica, accogliente il giardino e l'artistico chiostro. I cultori dell'arte vengono pera mmirare quella che fu l'architettura cistercense del primo periodo: fusione ammirabile, armonica di elementi romanici e gotici.
Scolaresche, gruppi di soci di Azione Cattolica, studiosi di problemi religiosi e sociali, trovano, nella pace solenne di San Giovanni, l'ambiente più adatto al loro in tento particolare.
I poeti trovano a San Giovanni l'ispirazione per dare nuova colorazione e nuove movenze al loro canto. Gli asceti si son sentiti e si sentono più vicini al loro Dio, che, nella solitudine e dinanzi all'ampio respiro del mare, si rivela maggiormente a quelli che cercano la verità, la giustizia, l'amore, la pace. |

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