Convegno su San Giovanni in Venere 2016

Il 26 gennaio il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, On. Dario Franceschini, ha firmato il decreto di riorganizzazione delle Sopraintendenze con cui si costituiscono i Poli Museali Regionali. Il decreto in questione ha tra l’altro inscritto la Continua a leggere Convegno su San Giovanni in Venere 2016

La Storia

Origini

images_Abbazia-SGvinV_foto-antica-dal-belvedereSull’area dell’attuale abbazia sorgeva anticamente un tempio dedicato alla dea Venere Conciliatrice, da cui il nome San Giovanni in Venere. Il tempio era molto vasto con un ampio portico e una solenne gradinata. Gli abitanti del luogo ne andavano orgogliosi e vi si recavano per ottenere dalla dea la pace in famiglia. Vi andavano specialmente i giovani nella imminenza delle loro nozze. Tra il 529 e il 543, vivente ancora san Benedetto, vennero da Montecassino alcuni discepoli del santo guidati dal monaco Martino che si era interessato perché sull’area del monumento pagano, sorgesse un monastero benedettino. Fu abbattuta la statua di Venere e venne demolito il tempio ormai assai fatiscente. Sulle sue rovine fu edificata una prima chiesa cristiana di proporzioni molto limitate dedicata alla Madonna e a san Giovanni Battista; venne costruita anche una modesta abitazione per i monaci. Non ci sono del tutto note le vicende dei primi quattro secoli del monastero che, alle dipendenze prima di Montecassino e poi di Farfa, si rese indipendente solo nel 1004.

Conti e Abati

Il conte Trasmondo I, di origine longobarda, nel 973 donò all’abbazia terreni, castelli e metà delle rendite del sottostante porto di Venere. In quegli anni si viveva nel terrore dell’anno Mille: la persuasione dell’imminente fine del mondo induceva molti a devolvere i propri beni per opere di carità e per la costruzione di chiese con la speranza di ottenere il perdono dei peccati. Trasmondo II nel 1017 fece donazioni ancora più consistenti e ampliò la prima chiesa. Oderisio I (abate negli anni 1059-1085) costruì il monastero, una scuola per i monaci e un’altra per il popolo, aprì una ricca biblioteca, edificò locali per l’insegnamento di arti e mestieri. L’abate Oderisio II, che guidò il monastero per 49 anni dal 1155 al 1204 e che fu anche cardinale, fece costruire la grande abbazia attuale (metri 50×20). La costruzione iniziò nel 1165; la chiesa e la cripta sottostante furono arricchite di affreschi, statue e sculture. L’abbazia è suddivisa in tre navate sorrette da dodici pilastri e archi a sesto acuto e a tutto sesto. Il presbiterio sopraelevato, è incorniciato da un grandioso arco trionfale. Nella cripta vi sono alcuni affreschi databili dalla fine del XII al termine del XIII secolo e il cui restauro è stato ultimato nel 2009. Nell’affresco di destra è rappresentato Cristo benedicente in trono tra i santi Pietro e Paolo (a destra), Giovanni Battista e Giovanni evangelista (a sinistra). In quello centrale: sopra, Cristo fra i santi Giovanni Battista e Benedetto; a lato, Madonna in trono con il Bambino fra i santi Michele e Nicola di Bari. Nell’affresco di sinistra Cristo in trono fra i santi Vito e Filippo. Le colonne della cripta provengono dall’antico tempio di Venere. L’attiguo chiostro costruito da Oderisio, ha subito lungo i secoli vari interventi ma conserva ancora il suo fascino e la sua bellezza.

Alterne vicende

La comunità benedettina nel periodo aureo era composta da oltre 80 monaci dediti alla preghiera, allo studio, all’insegnamento, al lavoro. Nell’abbazia vissero illustri personaggi. Tra i tanti: Federico di Lorena, futuro cardinale e papa con il nome di Stefano IX, san Berardo, eletto vescovo di Teramo nel 1116; il papa san Celestino V che vi emise la professione religiosa come oblato; l’abate Desiderio, eletto papa nel 1087 con il nome di Vittore III. Nel suo massimo splendore l’abbazia possedeva terreni in Abruzzo, nelle Marche, nelle Puglie, in Romagna e in Dalmazia; inoltre era proprietaria di 80 castelli, di un centinaio di chiese, delle saline alla foce del vicino fiume Sangro e di alcuni porti. L’abbazia fu spesso danneggiata. L’episodio peggiore si ebbe nel 1194 con il passaggio della IV Crociata quando i soldati si abbandonarono ad ogni sorta di nefandezze e distruzioni. La situazione fu aggravata da una terribile mareggiata nel 1283 e da saccheggi nel 1352, nel 1355 e nel 1381. Il catastrofico terremoto del 1456, la violenta pestilenza del 1478, le scorrerie dei Veneziani nel 1482 ne decretarono la totale decadenza e l’abbandono. Lasciata dai Benedettini nel secolo XVI, l’abbazia nel 1585 venne affidata ai padri Filippini che vi restarono fino al 1880, sostituiti dai Gesuiti dal 1609 al 1616. Nel 1873 i beni dell’abbazia passarono allo Stato. Dal 1880 al 1954 l’abbazia, che subirà gravi danni durante la seconda guerra mondiale, vive nel completo abbandono.

I Passionisti

Nel 1954 dopo ripetuti e insistenti inviti del vescovo di Chieti I monsignor Giuseppe Venturi e del suo successore monsignor Giovanni Battista Bosio vi arrivano i Passionisti che ricostruiscono dalle fondamenta la casa religiosa e restituiscono splendore e decoro all’intero complesso. L’abbazia, dichiarata monumento nazionale nel 1881, è tra i più importanti monumenti d’Abruzzo. A picco sul mare e non lontana dalla montagna, è meta di turisti, di studiosi di arte e di storia. Molti giovani, provenienti anche da lontano, la scelgono per celebrarvi il loro matrimonio. Tutti vi possono godere momenti di pace e di serenità e ammirare uno splendido panorama. La comunità passionista, è impegnata nella cura pastorale dell’abbazia, nelle missioni popolari, nell’accoglienza dei numerosi fedeli e turisti, in vari ministeri a servizio della chiesa locale e di comunità religiose.

Chi siamo

I Passionisti

La Congregazione della Passione di Gesù

La Congregazione della Passione di Gesù Cristo, è un istituto religioso internazionale di diritto pontificio fondato nel 1720. I suoi membri, detti comunemente “passionisti”, (sacerdoti, fratelli, monache, suore e laici) fanno voto di propagare e proclamare l’amore di Dio per il mondo rivelato attraverso la Passione di Gesù Cristo da quasi 3 secoli, continuando a portare ancora oggi un messaggio di compassione e di speranza in 61 paesi nel mondo.

Fedeli al carisma della ‘Memoria Passionis‘, cerchiamo l’unità della nostra vita e del nostro apostolato nella Passione di Gesù. Essa rivela la potenza di Dio che pervade il mondo, per distruggere il potere del male e costruire il Regno ti Dio. Chiamati a condividere la vita e la missione di Colui che «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo», contempliamo Cristo con assidua preghiera. Egli nel dare la vita per noi, rivela l’amore che Dio porta agli uomini e la via che questi debbono percorrere per ascendere al Padre. Questa contemplazione ci rende sempre più capaci di manifestare il Suo amore e di aiutare gli altri a fare della vita un’offerta in Cristo al Padre. La nostra partecipazione alla Passione di Cristo, che è allo stesso tempo personale, comunitaria ed apostolica, è espressa con voto speciale. Con tale voto ci obblighiamo a promuovere la memoria del la Passione di Cristo con la parola e con le opere, per approfondire la consapevolezza del suo significato e del suo valore per ogni uomo e per la vita del mondo. Con questo vincolo la nostra Congregazione prende il suo posto nella Chiesa e si consacra a compiere la propria missione. Noi viviamo i consigli evangelici alla luce di questo voto e procuriamo di renderlo concreto nella vita di ogni giorno. In tal modo le nostre comunità diventano fermento di salvezza nella Chiesa e nel mondo e noi facciamo memoria della Passione di Cristo nell’oggi.

Fondatore

LA NASCITA

San Paolo della Croce è il fondatore della congregazione della Passione di Gesù Cristo (Passionisti) e delle Passioniste.
Nacque ad Ovada (Alessandria) il 3 gennaio del 1694 da Luca Danei e da Anna Maria Massari. Tre giorni dopo ricevette il battesimo e fu chiamato Paolo Francesco. I Danei erano di agiate condizioni economiche ma le guerre continue ed i torbidi politici che si verificarono tra il Piemonte, la Lombardia ed il genovesato in quel periodo causarono gravi dissesti economici al casato. Per queste ragioni la famiglia di Luca Danei fu costretta a continui trasferimenti e ad esercitare attività commerciali spesso rischiose e dagli esiti incerti.
Il piccolo Paolo ricevette i primi rudimenti della fede dalla mamma Anna Maria. Su questo bambino ella ebbe delle particolari intuizioni spirituali fin dal tempo della gestazione. Gli insegnò, tra l’altro, ad amare la Passione di Gesù e ad affezionarsi alla preghiera ed alla mortificazione, sull’esempio degli antichi asceti del deserto. Nel 1701 la famiglia si trasferisce a Cremolino (Al) e Paolo ha la possibilità di studiare dai PP. Carmelitani. Paolo compie studi più regolari in Genova per cinque anni, ospitato, sembra, dal marchese Girolamo Pallavicini, senza omettere comunque di aiutare la famiglia bisognosa del suo sostegno.

Crociato

CROCIATO

Tra il 1713 e l’anno seguente si verifica nella vita di Paolo un profondo mutamento spirituale che egli stesso chiamerà “seconda conversione”. Ascoltando un giorno il discorso familiare di un parroco, decide di fare una confessione generale di tutta la sua vita e di impegnarsi totalmente al servizio di Dio e della Chiesa.
Il primo gesto che compie come segno di questa totale dedizione è quello di arruolarsi “senza alcuna paga, per volontà e desiderio di andare a guerreggiare contro il Turco”, nell’esercito veneziano. A Crema, però, mentre prega in una chiesa davanti all’Eucaristia esposta in modo solenne, il 20 febbraio del 1716, ha l’ispirazione di lasciare l’esercito.
Torna a Castellazzo e non manca di chiedere al Signore di indicargli la strada da seguire. Infatti già dal 1715, costeggiando la riviera ligure presso Sestri Ponente vide il santuario della Madonna del Monte Gazzo, e si sentì ispirato a “portare una povera tonaca nera, ad andare scalzo, vivere con altissima povertà; insomma, con la grazia del Signore, fare vita penitente”. Sentì anche il desiderio di “radunare compagni, per stare poi uniti assieme per promuovere nelle anime il santo timore di Dio”. Queste aspirazioni iniziali vengono benedette dal Cielo con delle manifestazioni mistiche straordinarie. Non mancano le opposizioni dei parenti.

Consacrato

CONSACRATO

Dal vescovo di Alessandria, mons. F.A. Gattinara, la sera del 22 nov. 1720 viene rivestito della nera tunica da eremita. Da quel giorno Paolo conduce un regime strettamente eremitico, compone le Regole di vita dei “Poveri di Gesù”, frutto di intense esperienze mistiche (novembre 1720-gennaio 1721).
Dal 1721 in poi si dedica al riconoscimento della nuova forma di vita consacrata. Non omette di dedicarsi ad un intenso apostolato catechistico ed assistenziale a Roma (ospedale di S. Gallicano), a Gaeta (Madonna della Catena),e ad Itri (santuario della Madonna della Civita), a Napoli, a Troia (Foggia). Percorre anche il Piemonte e la Toscana.
Un punto fermo nelle peregrinazioni di Paolo, al quale si era presto aggregato anche il fratello Giovanni Battista, è rappresentato dalla permanenza sul Monte Argentario, presso Orbetello, nel romitorio dell’Annunziata prima e poi in quello di S. Antonio. L’apertura del primo “ritiro” dedicato alla “Presentazione di Maria” si poté realizzare solo il 14 sett. del 1737. Le Regole della nuova congregazione ebbero il primo riconoscimento il 15 maggio del 1741 dal papa Benedetto XIV. Regole e Congregazione furono solennemente riconosciute ed approva da papa Clemente XIV nel 1769 e da Pio VI nel 1775.

Missionario

MISSIONARIO

Dal 1721 al 1769 percorre in lungo e in largo soprattutto l’Italia centro-occidentale per annunziare la Parola della Croce e spingere intere popolazioni ad un serio rinnovamento spirituale. Fu incalcolabile il bene derivato dalle fatiche apostoliche sue e dei primi missionari passionisti.
Non è facile elencare le persone guidate da Paolo alla più alta perfezione. Oltre ai suoi discepoli e primi compagni, non si possono omettere A. M. Calcagnini, Agnese Grazi, Lucia Burlini, Rosa Calabresi, sr. C. Bresciani, sr. M. Crocifissa Costantini; e intere comunità monastiche. E poi alti prelati e vari cardinali. Godette della stima e della confidenza dei sommi Pontefici del tempo.
Trasferitosi a Roma dal 1767 prima nell’Ospizio del SS. Crocifisso e successivamente nel ritiro dei Ss. Giovanni e Paolo al Celio, ivi si spegneva da tutti rimpianto e venerato il 18 ottobre del 1775. Dopo la morte il processo di beatificazione conobbe un lungo iter per con felicemente il 1 maggio del 1853 (beatificazione ) e il 29 giugno del 1867 con la canonizzazione.