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Beato Domenico Barberi

agosto 26

B. Domenico Barberi della Madre di Dio
B. Domenico Barberi della Madre di Dio

Beato Domenico Bàrberi, noto come Beato Domenico della Madre di Dio (Viterbo, 22 giugno 1792; † Reading, 27 agosto 1849), è stato un presbitero e passionista italiano.

I suoi genitori, Giuseppe Barberi (in antico Bàrbari e non Barbieri) e Maria Antonia Pacelli, erano mezzadri della Pallanzana, al nord di Viterbo, dal 1783.

Domenico nacque nel casale della Pace il 22 giugno del 1792, ultimo di sei figli della coppia. Il padre morì quando Domenico non aveva ancora compiuto i sei anni, e la mamma scomparve cinque anni dopo il 23 marzo 1803. Per questo Domenico (o Domé o Meco), fu adottato dallo zio materno, Bartolomeo. Dalla mamma aveva avuto in regalo un sillabario: lo lesse prima tutto solo, poi si fece aiutare da qualche scolaretto, infine ebbe i primi rudimenti della lingua dai cappuccini della Pallanzana. Aiutava la famiglia di adozione nei lavori dei campi e conduceva le pecore al pascolo.

Aveva una intelligenza vivacissima ed una memoria immediata e tenace. Ricordava qualsiasi cosa avesse letto. Non frequentò studi regolari fino al suo ingresso nella congregazione dei passionisti. La sua profonda religiosità coltivata già sulle ginocchia della mamma ebbe qualche sbandamento in seguito alla lettura inappropriata di un Almanacco di tipo anticlericale e libertino. Non trascurò, per questo, la pratica dei sacramenti e si rese presto conto del veleno che si trovava in quel libro.

La svolta nella vita di preghiera avvenne quando incontrò quattro padri passionisti. Costoro erano stati scacciati dai loro ritiri dalla soppressione delle corporazioni religiose imposta da Napoleone Bonaparte. Conobbe così insigni passionisti come p. Giuseppe Molajoni, poi vescovo di Nicopoli in Bulgaria, con il quale cominciò a familiarizzarsi con temi filosofici e teologici.

Interrogandosi sulla sua vocazione, Domenico temeva molto per la possibile coscrizione forzata nella leva militare. Un meccanismo di estrazione a sorte lo scartò dalla leva. Domenico vide questo fatto come una grazia particolare e come segno che doveva farsi religioso. In precedenza, negli anni 1812-1813, aveva coltivato una tenera amicizia con una ragazza che, anche dietro le insistenze dello zio Bartolomeo, sembrava diventare vero e proprio innamoramento in vista di un eventuale, auspicato, matrimonio. Durante e dopo una grave malattia, accompagnata da incubi, forse meglio da visioni interiori, nelle quali si vide salvato dalle fiamme dell’inferno per la misericordia di Dio, ottenuta tramite l’intercessione della Vergine Maria, segna una svolta decisiva nel suo cammino di discernimento vocazionale. Nell’autunno del 1813 rompe gli indugi e si decide per la vita consacrata, ma non mancano dubbi e tentazioni, superate con una profonda vita di preghiera, di riflessione, di consiglio con uomini spirituali e di frequenza dei sacramenti.

Al Merlano, dove Domenico ebbe le primissime ispirazioni per la sua vocazione e la sua missione ecumenica, è stata di recente restaurata la cappella a cura dell’ associazione Amici del beato Domenico, guidata da Vittorio Bonucci.

Una lapide ricorda: “In questa cappella, il 23 dicembre dell’anno 1813, il lavoratore della terra Domenico Bàrberi, concepì l’ispirazione divina che l’avrebbe reso apostolo dell’unità cristiana in Inghilterra. Anno santo 1975 il clero di Birmingham e di Viterbo. 27 ottobre 1990 presenti fedeli e clero di Liverpool e Viterbo, riapre la cappella al culto cattolico e dei fedeli di ogni razza e credo”.

Il giovane chiese di poter entrare tra i passionisti, e ottenne la risposta favorevole subito dopo la ricostituzione della congregazione stabilita da Pio VII nel 1814.

Ancora postulante ebbe una straordinaria locuzione interiore che lo designava come futuro apostolo dell’Inghilterra e del Nord Europa 1 ottobre del 1814 nella chiesa dei passionisti a Sant’Angelo di Vetralla, che lo designava come apostolo dell’Inghilterra, per il ritorno di quella nazione nel seno della Chiesa cattolica.

Già il fondatore dei Passionisti, san Paolo della Croce (+1775) aveva presente questa grande missione ecumenica nelle sue preghiere e nella fondazione della sua congregazione (Diario di Castellazzo).

Entra nel noviziato come religioso fratello nel ritiro di Santa Maria di Pugliano, presso Paliano (FR) verso la fine dell’ottobre del 1814. Durante il noviziato, però, vista la brillante intelligenza e l’ottima condotta, i superiori lo fanno passare nella classe dei chierici e quindi candidato, dopo gli studi regolari filosofici e teologici, al sacerdozio. Emette i voti nella congregazione dei passionisti il 15 novembre del 1815.

Viene trasferito in varie comunità, tra le quali la più importante è il protoritiro del Monte Argentario e poi nella casa generalizia dei Santi Giovanni e Paolo in Roma.

Viene ordinato presbitero il 1 marzo 1818. Le voci interiori di offrirsi come vittima ed apostolo dell’Inghilterra si moltiplicano e riempiono i quaderni dei suoi appunti spirituali.

Terminati gli studi teologici e di eloquenza sacra viene subito messo ad insegnare filosofia e teologia agli studenti della Congregazione. È il periodo (dieci anni), prima a Sant’Angelo di Vetralla e successivamente a Roma, ricco delle sue prime produzioni intellettuali, filosofiche e teologiche (la maggior parte delle quali ancora inedite). Nell’estate del 1830 accade la svolta decisiva verso l’ideale a lungo sognato dell’apostolato nelle terre del Nord Europa.

Gli viene chiesto di aiutare un inglese convertito al cattolicesimo, certo sir Henry Trelawney, a prepararsi al diaconato. Nel corso di questi incontri con il baronetto inglese, Domenico ha modo di conoscere sir Giorgio Spencer (1799-1864), figlio del Primo Lord dell’Ammiragliato, di recente convertito al cattolicesimo. Egli in seguito diventerà passionista con il nome di Padre Ignazio di san Paolo e sarà il collaboratore e continuatore dell’opera di Domenico in Inghilterra, Scozia ed Irlanda.

Domenico ha modo di frequentare anche altri cattolici ed anglicani inglesi influenti, tra i quali Ambrose Phillips, W. E. Gladstone, James Ford ed altri illustri visitatori di Roma, in ricerca della vera fede nella vera chiesa di Cristo, richiamati anche dal fascino intellettuale di Nicholas Wiseman (Siviglia, 2 agosto 1802 – Londra, 15 febbraio 1865), brillante scrittore, poi arcivescovo di Westminster e cardinale una vota ristabilita la gerarchia cattolica in Inghilterra da Pio IX nel 1850. Il Wiseman, all’epoca era ancora giovane rettore del Collegio inglese.

Dopo l’insegnamento, Domenico fu chiamato a ricoprire vari incarichi di responsabilità nel governo della congregazione. Fu nominato successivamente rettore (superiore locale), consigliere provinciale e infine superiore provinciale. In questi gravosi impegni di governo si manifestò la sua grande umanità e anche la sua fermezza nella fedeltà alle migliori tradizioni dell’istituto. Non mancarono varie malattie, anche debilitanti, che provarono la sua pazienza e la fiducia nella Provvidenza.

Anche in mezzo alle cure pastorali del suo governo dei religiosi passionisti la sua fiducia nella chiamata verso l’Inghilterra non vennero mai meno, continuando i contatti con le persone cattoliche e anglicane che vanno sotto il nome di Movimento di Oxford.

Nel capitolo generale dei passionisti del 1839 Domenico lesse una lettera di sir Giorgio Spencer, nella quale esortava la congregazione ad aprirsi a nuove fondazioni fuori dell’Italia, con particolare attenzione verso l’Inghilterra e il Nord Europa (Belgio e Olanda).

Il capitolo generale si pronunciò a favore dell’espansione dell’istituto. Inaspettatamente, pur non essendo nella lista dei primi inviati, Domenico venne scelto come capo della spedizione. La prima destinazione era Tournai in Belgio, punto di appoggio per arrivare successivamente nel Regno Unito. Partiti il 26 maggio del 1840, arrivarono il 13 giugno e si stabilirono il 22 successivo a Ere, presso la cittadina belga di Tournai. Il 26 novembre dello stesso anno padre Domenico sbarcò in Inghilterra, ospite di amici londinesi. Iniziò così la fondazione inglese che prenderà fisionomia negli anni successivi con l’apertura di vari ritiri (Aston, Stone,Sutton, ecc.). L’arrivo di vari religiosi dall’Italia e la costituzione del noviziato per le vocazioni locali, diedero una prima struttura alla difficile fondazione.

Il 17 febbraio del 1842, superate alcune difficoltà, Domenico poté fondare la prima casa passionista in Inghilterra ad Aston Hall, presso Stone.

Uno dei novizi della prima ora fu san Carlo Houben (1821 – 1893), olandese, che spese la sua vita in Irlanda e in Inghilterra, acclamato poi come il taumaturgo di Dublino.

I passionisti inviati in Inghilterra svolsero la loro tipica attività apostolica (missioni parrocchiali ed esercizi spirituali al clero, religiosi e laici) insieme all’assistenza, anche a domicilio, dei cattolici più abbandonati, specialmente di quelli provenienti dall’Irlanda e dalla Scozia. Assunsero anche la responsabilità di alcune parrocchie. Novità, questa, rispetto all’attività apostolica tradizionale della congregazione che veniva incontro alla diversa necessità pastorale britannica, rispetto all’ambiente italiano.

Domenico conobbe il Movimento di Oxford e si mise immediatamente in contatto con i suoi aderenti, in particolare con colui che ne era il capo e l’anima: il beato John Henry Newman (1801-1890).

Egli scrisse una lunga lettera in latino, indirizzata “Ai professori dell’ università di Oxford”, pubblicata più tardi da l’ “Univers”. Entrò così in contatto diretto con i “Trattariani”. In questa lettera si evince il grande amore per i fratelli separati e contemporaneamente si dimostra esperto nell’ambito della teologia e della Sacra Scrittura.

Nel 1842 Newman si ritirò definitivamente da Oxford e andò a Littlemore con il desiderio, tra l’altro, “di fondare qui una casa religiosa”[1].

Il primo incontro di padre Domenico con il Newman si verificò il 24 giugno del 1844 in occasione di una missione popolare da lui predicata vicino ad Oxford.

Di questo incontro con Newman, Domenico rese edotto il suo superiore generale, padre Antonio Testa[2].

Nella stessa lettera Domenico informò il superiore generale della profonda impressione che l’abito passionista suscitò negli inglesi[3].

Essa sfocerà nell’abiura, ricevuta dal padre Domenico a Littlemore il 9 ottobre del 1845, compiuta insieme ad altri littlemoriani e l’ingresso nella Chiesa cattolica.

“Il Padre Domenico ebbe poco a che fare con conversioni ma va invece a missioni ed esercizi tra il suo popolo. Io lo vidi pochi minuti l’anno passato per la festa di San Giovanni Battista, quando venne a vedere la cappella. Egli è un uomo semplice e attraente, italiano, ma anche abilissimo e acutissimo uomo alla sua maniera. La sua venuta qui è accidentale, ed io non pensavo di rivolgermi a lui se non molto tardi, anzi suppongo non l’avrei fatto se non fosse per questo caso…”, così scriveva il Newman all’amico H. Wilberforce, due giorni prima dell’incontro.

L’adesione del Newman alla Chiesa cattolica ebbe una risonanza grandissima sia in Inghilterra che nel continente europeo. Il Newman conserverà sempre una grata e riconoscente memoria del padre Domenico, strumento eletto nelle mani della Provvidenza per il cammino verso la Chiesa di Roma. Esso era iniziato vari anni prima, non senza esitazioni, contrarietà e battute di arresto, nella spassionata ricerca della verità guidato sempre, come scrisse in una sua celebre poesia-preghiera, dalla Luce gentile (Kindly Light) dello Spirito.

Dopo l’abiura, egli entrerà nella Congregazione dell’Oratorio e fonderà l’Oratorio filippino di Birmingham .

Negli ultimi anni della sua vita papa Leone XIII decorerà il grande teologo inglese con la porpora cardinalizia. Verrà beatificato da Benedetto XVI il 19 settembre del 2010.

Negli ultimi anni di vita il beato Domenico prosegue senza sosta e rallentamenti la sua molteplice opera di fondatore, di superiore e di missionario, sia in Inghilterra, come pure in Irlanda, Scozia, senza trascurare la prima fondazione belga. In quest’ultima nazione ha modo di fare conoscenza a Bruxelles con il nunzio apostolico Gioacchino Pecci, il futuro Leone XIII. In questo arco di tempo entra nella congregazione dei passionisti anche Giorgio Spencer, che Domenico aveva conosciuto a Roma: prenderà il nome di Ignazio di san Paolo (+ 1864). Dopo l’improvvisa morte del beato, sarà lo Spencer a proseguire la sua opera con uno zelo infaticabile e una genialità apostolica rispondenti alle tipiche esigenze del mondo anglosassone. Anche di questo insigne passionista inglese sono in corso i processi per la canonizzazione.

Ai primi di agosto del 1849 si reca a visitare la comunità di Ere. Torna in Inghilterra per i consueti impegni apostolici e di governo. Il lunedì 27 agosto si mette in viaggio verso il ritiro di St. Mary’s Hill, presso Woodchester, insieme con il padre Luigi Pesciaroli. Sarà questi il testimone delle ultime ore del beato. Preso il treno a Paddington, all’altezza di Reading padre Domenico ha un violentissimo dolore al capo che si propaga dalla tempia sinistra al midollo spinale, al cuore, ai reni. Scesi dal treno a Pangbourne, Domenico viene assistito da un medico che diagnostica un forte attacco di cuore ma i due sono costretti a risalire sul treno successivo, diretto a Reading, per il timore che fossero contagiati dal colera che serpeggiava a Londra. Giunti finalmente nella Railway Tavern di Reading, padre Luigi, insieme al medico, cercano di confortare il morente e di farlo riposare. Nuovi attacchi spasmodici si susseguono fino alle 15 pomeridiane, quando Domenico muore, sempre assistito dal padre Luigi. Aveva 57 anni, 35 dei quali trascorsi nella congregazione dei passionisti e 8 vissuti in Inghilterra.

Dopo alcune traslazioni, il corpo ora è posto in venerazione nella chiesa di sant’Anna in Sutton, nei pressi di Liverpool (Inghilterra).

I processi di canonizzazione di aprirono ufficialmente nel 1889; culminarono con la dichiarazione della eroicità delle sue virtù e il titolo di venerabile nel 1937. Dopo la discussione e l’approvazione dei miracoli, si procedette alla cerimonia della beatificazione, avvenuta nella Basilica di San Pietro il 27 ottobre 1963, mentre era in pieno svolgimento il concilio ecumenico Vaticano II. Paolo VI, sceso in basilica per venerare il novello beato, ne ricordò la splendida figura di mistico, teologo ed apostolo della “seconda primavera (second spring)” inglese, culminata con l’accoglienza di John Henry Newman nella Chiesa cattolica. Memoria liturgica nella Congregazione dei Passionisti: 26 agosto.

Tra le opere più significative meritano una particolare menzione il “Commento al Cantico dei Cantici” e “Il gemito della colomba”.

Il primo fu scritto in due periodi: il commento ai primi quattro capitoli risale al febbraio del 1823; gli altri quattro capitoli, invece, vengono commentati tra il 25 luglio e il 7 agosto 1837.

Il beato Domenico celebra la misericordia di Dio che si è riversata nella sua vita, l’ha liberato dalla perdizione destinandolo anche all’apostolato per chiamare altri peccatori a lasciarsi perdonare ed amare da quel Dio che ha loro donato Gesù Cristo. Nella prefazione ripete sinteticamente quanto aveva già scritto in Traccia delle divina misericordia per la conversione di un peccatore. L’opera celebra la potenza della grazia di Dio che sola può far compiere i passi necessari per la conversione, e poi conferma nel bene mediante la dolcezza della comunicazione che Dio fa di se stesso all’anima.

Il secondo è un piccolo trattato di teologia mistica. Fu scritto dal beato durante un corso di esercizi spirituali che tenne nel marzo del 1837 ai membri della Pontificia accademia ecclesiastica di Roma. L’ultimo capitolo, però, fu scritto più tardi e lo firmò il 26 marzo, giorno di Pasqua del 1837. Vi si descrive il cammino spirituale con cui un’anima, per misericordia di Dio, è “innalzata alla più intima unione con Sua divina maestà”. Tale unione, in questa vita, «non si eseguisce se non sul Calvario, dove giungono le pure colombe ad essere con Gesù crocefisse, con Gesù derelitte, con Gesù morte, e sepolte con Gesù, per aver poi la sorte di risorgere ancora col caro amante nel dì della felicissima eternità della gloria».

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Data:
agosto 26
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