La Storia

Origini

images_Abbazia-SGvinV_foto-antica-dal-belvedereSull’area dell’attuale abbazia sorgeva anticamente un tempio dedicato alla dea Venere Conciliatrice, da cui il nome San Giovanni in Venere. Il tempio era molto vasto con un ampio portico e una solenne gradinata. Gli abitanti del luogo ne andavano orgogliosi e vi si recavano per ottenere dalla dea la pace in famiglia. Vi andavano specialmente i giovani nella imminenza delle loro nozze. Tra il 529 e il 543, vivente ancora san Benedetto, vennero da Montecassino alcuni discepoli del santo guidati dal monaco Martino che si era interessato perché sull’area del monumento pagano, sorgesse un monastero benedettino. Fu abbattuta la statua di Venere e venne demolito il tempio ormai assai fatiscente. Sulle sue rovine fu edificata una prima chiesa cristiana di proporzioni molto limitate dedicata alla Madonna e a san Giovanni Battista; venne costruita anche una modesta abitazione per i monaci. Non ci sono del tutto note le vicende dei primi quattro secoli del monastero che, alle dipendenze prima di Montecassino e poi di Farfa, si rese indipendente solo nel 1004.

Conti e Abati

Il conte Trasmondo I, di origine longobarda, nel 973 donò all’abbazia terreni, castelli e metà delle rendite del sottostante porto di Venere. In quegli anni si viveva nel terrore dell’anno Mille: la persuasione dell’imminente fine del mondo induceva molti a devolvere i propri beni per opere di carità e per la costruzione di chiese con la speranza di ottenere il perdono dei peccati. Trasmondo II nel 1017 fece donazioni ancora più consistenti e ampliò la prima chiesa. Oderisio I (abate negli anni 1059-1085) costruì il monastero, una scuola per i monaci e un’altra per il popolo, aprì una ricca biblioteca, edificò locali per l’insegnamento di arti e mestieri. L’abate Oderisio II, che guidò il monastero per 49 anni dal 1155 al 1204 e che fu anche cardinale, fece costruire la grande abbazia attuale (metri 50×20). La costruzione iniziò nel 1165; la chiesa e la cripta sottostante furono arricchite di affreschi, statue e sculture. L’abbazia è suddivisa in tre navate sorrette da dodici pilastri e archi a sesto acuto e a tutto sesto. Il presbiterio sopraelevato, è incorniciato da un grandioso arco trionfale. Nella cripta vi sono alcuni affreschi databili dalla fine del XII al termine del XIII secolo e il cui restauro è stato ultimato nel 2009. Nell’affresco di destra è rappresentato Cristo benedicente in trono tra i santi Pietro e Paolo (a destra), Giovanni Battista e Giovanni evangelista (a sinistra). In quello centrale: sopra, Cristo fra i santi Giovanni Battista e Benedetto; a lato, Madonna in trono con il Bambino fra i santi Michele e Nicola di Bari. Nell’affresco di sinistra Cristo in trono fra i santi Vito e Filippo. Le colonne della cripta provengono dall’antico tempio di Venere. L’attiguo chiostro costruito da Oderisio, ha subito lungo i secoli vari interventi ma conserva ancora il suo fascino e la sua bellezza.

Alterne vicende

La comunità benedettina nel periodo aureo era composta da oltre 80 monaci dediti alla preghiera, allo studio, all’insegnamento, al lavoro. Nell’abbazia vissero illustri personaggi. Tra i tanti: Federico di Lorena, futuro cardinale e papa con il nome di Stefano IX, san Berardo, eletto vescovo di Teramo nel 1116; il papa san Celestino V che vi emise la professione religiosa come oblato; l’abate Desiderio, eletto papa nel 1087 con il nome di Vittore III. Nel suo massimo splendore l’abbazia possedeva terreni in Abruzzo, nelle Marche, nelle Puglie, in Romagna e in Dalmazia; inoltre era proprietaria di 80 castelli, di un centinaio di chiese, delle saline alla foce del vicino fiume Sangro e di alcuni porti. L’abbazia fu spesso danneggiata. L’episodio peggiore si ebbe nel 1194 con il passaggio della IV Crociata quando i soldati si abbandonarono ad ogni sorta di nefandezze e distruzioni. La situazione fu aggravata da una terribile mareggiata nel 1283 e da saccheggi nel 1352, nel 1355 e nel 1381. Il catastrofico terremoto del 1456, la violenta pestilenza del 1478, le scorrerie dei Veneziani nel 1482 ne decretarono la totale decadenza e l’abbandono. Lasciata dai Benedettini nel secolo XVI, l’abbazia nel 1585 venne affidata ai padri Filippini che vi restarono fino al 1880, sostituiti dai Gesuiti dal 1609 al 1616. Nel 1873 i beni dell’abbazia passarono allo Stato. Dal 1880 al 1954 l’abbazia, che subirà gravi danni durante la seconda guerra mondiale, vive nel completo abbandono.

I Passionisti

Nel 1954 dopo ripetuti e insistenti inviti del vescovo di Chieti I monsignor Giuseppe Venturi e del suo successore monsignor Giovanni Battista Bosio vi arrivano i Passionisti che ricostruiscono dalle fondamenta la casa religiosa e restituiscono splendore e decoro all’intero complesso. L’abbazia, dichiarata monumento nazionale nel 1881, è tra i più importanti monumenti d’Abruzzo. A picco sul mare e non lontana dalla montagna, è meta di turisti, di studiosi di arte e di storia. Molti giovani, provenienti anche da lontano, la scelgono per celebrarvi il loro matrimonio. Tutti vi possono godere momenti di pace e di serenità e ammirare uno splendido panorama. La comunità passionista, è impegnata nella cura pastorale dell’abbazia, nelle missioni popolari, nell’accoglienza dei numerosi fedeli e turisti, in vari ministeri a servizio della chiesa locale e di comunità religiose.